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Aina S. Erice, José Antonio Marina L’invenzione del regno vegetale. Storie sulle piante e l’intelligenza umana

Traduzione di Serena Rossi

SPACCATOUNA (BREVE?) INTRODUZIONE DEI PERSONAGGI DELLA NOSTRA STORIA.

Non sappiamo quando è nata la prima pianta del mondo, né tantomeno quando nacque il primo essere umano. Ciò che però sappiamo è che l’umano apparve molto, molto tempo dopo il vegetale; per essere più concreti, 430 milioni di anni dopo. Prima che gli antenati diretti delle piante terrestri si decidessero a fare il grande salto e lasciarsi indietro il mezzo acquatico, la terraferma era una roccia nuda. Il mare ribolliva di vita, ma i continenti erano rimasti deserti dalla loro formazione, ambienti eccessivamente inospitali, troppo aridi e poco accoglienti per quegli organismi di lignaggio acquatico. Si crede che furono delle alghe verdi ad avventurarsi oltre le coste, osando così affrontare un’infinità di problemi che le attendevano fuori dall’acqua: foglie che non si tengono più erette al movimento delle correnti, cellule riproduttive che non potranno più organizzare incontri amorosi a nuoto, o nutrienti che non galleggiano più disciolti nell’acqua circostante. La vita sulla terra è dura e secca, oltre ad essere terribilmente luminosa dopo la penombra marina nella quale vivono sommerse la maggior parte delle alghe. Tanti problemi sarebbero sufficienti per scoraggiare chiunque, ma le pioniere non si abbattono. Certamente procedono lentamente, raffinando sempre di più le soluzioni, fino al punto di poter presumere di aver dato origine a cactus e querce. All’inizio rimangono in zone umide, formando tappeti verdi di muschi che non vogliono ancora interrompere il loro legame con l’acqua. Sono piccole e non hanno ancora delle vere e proprie radici, né fusti o foglie; quando diffondono la progenie non la imbarcano nei semi, ma in piccole spore che cavalcano il vento fino a incontrare un posticino umido dove poter crescere in pace.

Gli anni passano, e così i secoli e i millenni, e a un certo punto compaiono le felci, ancora innamorate degli ambienti umidi. Senza dubbio, alcune iniziano ad avventurarsi più in là e creano una nuova strategia di diffusione: inventano il seme.

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