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Vernon Subutex, di Virginie Despentes

Bompiani Editore, traduzione di Tiziana Lo Porto

b02838Le finestre del palazzo di fronte sono già illuminate. Le sagome delle donne delle pulizie si muovono nel grande open space di quella che si direbbe un’agenzia di comunicazione. Iniziano alle sei. Vernon di solito si sveglia un po’ prima che arrivano. Vorrebbe un caffè ristretto, una sigaretta filtro giallo, gli andrebbe di tostare una fetta di pane e fare colazione scorrendo sul computer i titoli a lettere maiuscole del Parisien.

Non compra il caffè da settimane. Le sigarette che rolla la mattina sventrando le cicche del giorno prima sono così sottili che è come aspirare la carta. Negli armadietti della cucina non c’è niente da mangiare. Ma ha mantenuto l’abbonamento a internet. I soldi li prelevano il giorno in cui arriva l’indennità di alloggio. Da un po’ di mesi quest’ultima viene versata direttamente al proprietario, che se la fa andare bene, almeno fino a qui. Finché dura.

L’abbonamento al cellulare è stato interrotto, non deve più dannarsi per comprare le ricariche. Di fronte alla sconfitta, Vernon conserva una linea di condotta: bisogna restare indifferenti a tutto. Ha osservato le cose affondare al rallentatore, poi c’è stata un’accelerata. Ma Vernon non ha perso né l’indifferenza né l’eleganza.

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