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Isabel Allende, L’amante giapponese

Traduzione di Elena Liverani

Irina Bazili iniziò a lavorare a Lark House, alla periferia di Berkley, nel 2010, a ventitré anni compiuti e con poche illusioni, perché passava da un impiego all’altro, cambiando di continuo città da quando ne aveva quindici. Non poteva immaginare che in quella residenza per a terza età avrebbe trovato una nicchia perfetta e che nei tre anni successivi sarebbe tornata a essere felice come durante l’infanzia, quando ancora il destino non le si era scompigliato. Lark House, fondata a metà del Novecento per ospitare dignitosamente anziani non abbienti, aveva attratto fin dall’inizio, per ragioni sconosciute, intellettuali progressisti, alternativi convinti e artisti di scarso successo. Con il tempo, per diversi aspetti cambiò, pur continuando a riscuotere rette proporzionate al reddito di ogni residente allo scopo di favorire, in teoria, una qualche diversità economica e razziale. In pratica, erano tutti bianchi appartenenti alla classe media e la diversità si manifestava in sottili differenze tra liberi pensatori, persone in cerca di un cammino spirituale, attivisti sociali ed ecologisti, nichilisti e qualcuno dei pochi hippie rimasti nell’area della Baia di San Francisco.

Nel corso del primo colloquio, il direttore di quella comunità, Hans Voigt, fece capire a Irina che era troppo giovane per un ruolo di così grande responsabilità; tuttavia, siccome dovevano coprire con urgenza quel posto rimasto vacante, lei poteva fungere da tappabuchi mentre cercavano la persona giusta. Irina pensò che si poteva dire la stessa cosa di lui: sembrava un ragazzino dalle guance paffute già affetto da calvizie per il quale dirigere quella struttura era sicuramente un compito superiore alle sue capacità. Con il tempo la ragazza avrebbe constatato che a una certa distanza e non in piena luce l’aspetto di Voigt ingannava, perché in realtà aveva compiuto cinquantaquattro anni e si era dimostrato un eccellente amministratore. Irina gli garantì che la sua mancanza di titoli di studio sarebbe stata compensata dall’esperienza nell’accudimento degli anziani maturata in Moldavia, il suo paese natale.

Il timido sorriso della candidata intenerì il direttore che, dimenticandosi di chiederle una lettera di raccomandazione, passò a enumerare gli obblighi relativi al suo incarico, riassumibili in poche parole: semplificare la vita degli ospiti del secondo e del terzo livello. Quelli del primo livello non erano di sua competenza perché vivevano in modo indipendente, come inquilini in un condominio, e nemmeno quelli del quarto livello, chiamato in modo appropriato Paradiso perché, in attesa di trasferirsi al cielo, trascorrevano sonnecchiando la maggior parte del tempo e richiedevano un altro tipo di servizi.

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