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Mai soli: i batteri che creano piante, animali e intere civiltà, di Marc-André Selosse

Il nostro viaggio inizia nelle isole del Pacifico, di notte.

La Luna illumina la riva del mare e l’onda, chiara, lascia filtrare la luce. Possiamo intravedere il fondo.

Un piccolo calamaro, l’Euprymna scolopes, va a caccia sotto il bagliore della luna.

La giusta penombra gli permette di scappare dai suoi predatori… ma ha bisogno comunque di un po’ di luce per scovare le sue prede. E per questo, vista da sotto, la sua caccia potrebbe diventare
problematica: le sue prede o i suoi predatori, se più in profondità, potrebbero facilmente individuare l’animale a causa dell’ombra che proietta. Eppure, la notte, il calamaro crea una debole luce sotto di lui, compensando così la sua ombra! Di giorno, invece, resta fermo e nascosto, e il suo ventre non si illumina. Questo calamaro ospita, infatti, dei batteri luminescenti, gli Aliivibrio fischeri, che colonizzano delle piccole ghiandole dove traggono alimentazione dall’animale stesso. Si tratta di batteri che, la notte, trasformano una parte della loro energia cellulare in luce.

In questo stesso modo, quando vivono liberi nell’acqua, si difendono dai loro predatori, dei microbi un po’ più grandi che galleggiano insieme a loro: la loro luminescenza attira piccoli crostacei che si cibano di questi microbi. I nemici dei loro nemici diventano quindi loro alleati! Questi batteri si illuminano solo quando si trovano in gruppi numerosi, perché una singola luce non servirebbe a nulla: solo un’alta densità emette abbastanza luce da attirare i crostacei. Durante la notte, presenti in gran numero nelle ghiandole del calamaro, producono luce.

(Traduzione di Nicole Bonacina)

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