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Il richiamo del cuculo, di R. Galbraith

Il brusio si levava dalla strada come un ronzio di mosche. I fotografi erano ammassati contro le transenne presidiate dalla polizia, i lunghi zoom delle macchine fotografiche puntati, i respiri che si condensavano come vapore. La neve cadeva senza tregua su spalle e capelli; dita guantate dovevano continuamente pulire le lenti. Ogni tanto partivano raffiche improvvise di clic, quando i paparazzi, per ingannare l’attesa, fotografavano la tenda di tela bianca nel mezzo della strada, davanti all’ingresso dell’alto palazzo di mattoni rossi e al balcone dell’ultimo piano da cui era caduto il corpo.

201401200701584433_mayfair_londraDietro alla folla dei paparazzi ammassati c’erano furgoni bianchi con enormi parabole satellitari sul tetto e giornalisti che parlavano nei microfoni, alcuni in lingue straniere, mentre i tecnici del suono li ascoltavano nelle cuffie. Tra una registrazione e l’altra, i giornalisti battevano i piedi e si scaldavano le mani con i bicchieri di plastica del caffè che arrivavano dal bar affollato, qualche strada più in là. Tanto per fare qualcosa, i cameraman con il berretto di lana filmavano la schiena dei fotografi, il balcone, la tenda che nascondeva il corpo, poi si spostavano per fare un’inquadratura più ampia, che includesse il caos esploso nella tranquilla strada innevata del quartiere di Mayfair, con la sua schiera di porte nere e lucide, incorniciate da portici di pietra bianca e affiancate da alberelli sagomati ad arte dai giardinieri. L’ingresso del numero 18 era circondato dal nastro di delimitazione della polizia. Nell’atrio si intravedevano gli agenti, alcuni con le tute bianche della Scientifica.

La notizia era arrivata alle televisioni da diverse ore. La folla dei curiosi era già assiepata ai due capi della strada, tenuta a bada dalla polizia; alcuni erano arrivati apposta per guardare, altri si erano soffermati mentre andavano al lavoro. Molti tenevano in alto i cellulari, per riuscire a scattare qualche foto prima di proseguire. Un giovanotto, che non sapeva quale fosse il balcone incriminato, li stava fotografando tutti, uno dopo l’altro, anche se quello centrale era totalmente occupato da tre folti cespugli potati a palloncino e c’era a malapena lo spazio per una persona.

(Traduzione di Alessandra Casella e Angela Ragusa)

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