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María Zambrano, L’agonia dell’Europa

Europe_satellite_orthographicIl greco non ha avuto vocazione per la vita; l’ha avuta per la ragione, per la bellezza, per cose che raggiungerebbero il loro essere soltanto in un luogo che non è né la vita né la morte, ma l’immortalità. E perciò i greci scoprirono l’immortalità, che in loro ha più chiarezza e forma che in ogni altro luogo. E questa scoperta e rafforzamento rivelano il loro genio positivo e creatore: provando orrore tanto per la vita quanto per la morte – ecco cos’è il pessimismo -, essi scoprirono l’immortalità, una sorta di retromondo, scoprirono l’essere, un essere che è in certo modo contrario alla vita.

Abbiamo detto che la speranza, per i greci, risiedeva nella ragione, nel cammino aperto dalla ragione, e che ad essa si afferrarono nel cammino di salvezza che fu la filosofia.

Era la disperazione, la rabbia di vivere che aspettava  Cristo, il conciliatore, colui che doveva portare resurrezione e vita eterna. Tale ostinazione portava con sé un disprezzo della ragione, poiché non era una questione di ragioni, e, anche quando Giobbe le richiede alla divinità, non si tratta di ragioni allo stile greco; sono ragioni personali, ragioni di qualcuno a qualcun altro, ragioni di vita.

Ma quando il Cristianesimo attecchì nel suolo della cultura del mondo greco, era presente anche un’altra disperazione; la disperazione del mondo antico, o piuttosto la disillusione della ragione. L’uomo della strada, quello che non ebbe il coraggio di essere un martire della filosofia allo stile neoplatonico, non aveva niente a cui afferrarsi. Il Cristianesimo si poté confondere, perciò, con il cinismo, per la sua disperazione della ragione, per la sua disperazione della verità, da una radice tanto diversa, è vero, ma che poteva avere una simile apparenza.

La ragione, anche nel massimo splendore, non poté nuovamente generare l’uomo; lo lascia in solitudine e senza protezione. La crisi del mondo antico, sotto questo volto, può ben chiamarsi l’impotenza della filosofia. Non è questo il momento di mostrarla nei suoi tratti più essenziali, ma è evidente che quando Agostino ci racconta i suoi passi attraverso le scuole, la sua avidità di sapere e la sua inquietudine, ci racconta questo fatto: il vuoto della filosofia antica, nella quale si poteva trovare un senso rigeneratore solo abbracciandosi ad essa con l’eroismo di Plotino. Per il momento, i filosofi non potevano esser padri. E, tuttavia, lo saranno come gli altri, come quelli che vengono chiamati così in virtù della nuova fede dell’uomo nuovo.

(Traduzione di Claudia Razza)

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